Si chiama Alessandra Biagini, vive a Firenze la scrittrice più bugiarda. Sandro Veronesi ha selezionato la sua bugia da 1.800 battute che rivela come il burattino non sia retto dai fili invisibili ma che sia sempre stato Geppetto a guidarlo. Così a Le Piastre come bugiardo premiano lui anziché Pinocchio. Con il colpo di scena finale del burattino che dice al genitore: è andata: “allora del premio facciamo 50 e 50, come d’accordo”. Mattia Venarubea di Civitavecchia si è aggiudicato il secondo posto, mentre Alberto Favaro di Venezia ha vinto il Bugiardino di bronzo.
Tiziano Malfatto di Paderno (Milano), si è aggiudicato il premio Popolare intitolato al letterato Alfredo Bartoli.
FIFTY-FIFTY (Bugiardino d’oro)
Il Campionato Mondiale della Bugia rappresenta, per Pinocchio, un’imperdibile occasione di guadagno facile. E il fatto che si svolga a Le Piastre, a un tiro di schioppo da Collodi, lo spinge a iscriversi senza esitazioni. Mentre è lì che compila l’apposito form online, gli squilla il cellulare.
“Ehilà, Lucignolo, come butta?”
“Tutto bene, amico mio, chino sui libri come al solito”.
“Immagino. Io invece mi sto iscrivendo al Campionato…”
“Mondiale della Bugia. Le voci corrono, ciccio. Ti accompagniamo noi: il sottoscritto, il Gatto, la Volpe e la Balena”.
“Ganzo! Organizziamo una macchinata?”
“Balena a parte, direi di sì”. Le Piastre. Piazza centrale del paese. Pinocchio sale sul palco. Prende il microfono, ma prima che possa parlare, Geppetto sbuca da dietro le quinte. Ha in mano un paio di forbici, guarda il pubblico e taglia dei fili invisibili sopra la testa di Pinocchio.
Il burattino crolla a terra, immobile, come un ciocco di pino inerte. Geppetto raccoglie il microfono e inizia a parlare.
“Signore e signori, perdonate l’intrusione. Vi ho fatto credere per quasi centocinquant’anni che questo pezzo di legno camminasse, parlasse e pensasse da solo. Ma sono sempre stato io, nascosto dietro le quinte della storia, a muoverlo e a dargli voce”.
Saettano sguardi perplessi tra il pubblico. La piazza ammutolisce. Poi esplode nel boato di una standing ovation epica.
La giuria, commossa da quel colpo di genio durato un secolo e mezzo, consegna la coppa del mondo a Geppetto, insieme al lauto assegno, incoronandolo Re della Bugia.
Il vecchio ringrazia e, con i premi e il burattino tra le braccia, esce di scena. Ma appena dietro le quinte, Pinocchio apre gli occhi e si rimette in piedi con un balzo.
“Grande papà, fifty-fifty come sempre?”
FINALMENTE A CASA (Bugiardino d’argento)
Era da mesi che Geppetto lavorava chiuso in bottega. Quando finalmente uscì, con le occhiaie fino al mento, annunciò la sua invenzione:
«Una macchina del tempo! Finalmente potrò vedere gli antichi romani, i dinosauri e magari anche rivedere mia madre.»
Pinocchio, il Gatto e la Volpe si guardarono negli occhi. Aspettarono che Geppetto si addormentasse e, quella stessa notte, salirono sul trabiccolo. Tirarono una leva a caso e la macchina partì con un gran botto. Quando si fermò era il 2026.
All’inizio rimasero a bocca aperta. Poi capirono che quel mondo faceva per loro.
Il Gatto e la Volpe trovarono subito lavoro in un call center. Bastava telefonare alle persone e convincerle di qualunque cosa. Erano talmente bravi che dopo una settimana insegnavano il mestiere agli altri. Il Grillo Parlante, scandalizzato, decise di aprire una pagina Instagram per riportare un po’ di saggezza nel mondo. In pochi mesi aveva un milione di seguaci, vendeva corsi online e dispensava consigli motivazionali dalla mattina alla sera.
Pinocchio, invece, scoprì una cosa ancora più incredibile. Il suo naso non cresceva più.
Provò con bugie sempre più grosse. Disse che certi rimedi guarivano tutto, che esistevano complotti segretissimi e che le notizie lette di sfuggita erano più affidabili dei libri. Il naso non si mosse di un millimetro. Anzi, più le sparava grosse, più trovava gente disposta a credergli.
Passarono gli anni. Geppetto riuscì perfino a rintracciarli e li pregò di tornare a casa.
Pinocchio si guardò intorno, osservò il Grillo con il suo milione di follower e il Gatto e la Volpe che facevano affari al telefono.
Poi sorrise.«Tornare? E perché?», disse. «Babbo, abbiamo finalmente trovato il Paese dei Balocchi.»
C’ERAVAMO TANTO AMATI (terzo posto)
Quando l’ho letto sul giornale, ho pensato di non venire. Dopo quello che mi aveva fatto se lo sarebbe meritato. Poi ho deciso che era giusto dargli un ultimo saluto. Con lui, in fondo, avevo vissuto i migliori anni della mia vita. Quando sono arrivata c’era solo Pinocchio. Lui non sapeva chi fossi. Mi aveva vista solo una volta tanti anni prima. Gli ho detto che ero una lontana parente, gli ho fatto le mie condoglianze e mi sono seduta. Mentre arrivavano gli altri l’ho osservato. Era diventato un bell’uomo, non come Geppetto.
Io Geppetto lo avevo sposato non per la sua bellezza, ma perché era una persona buona e sincera, una
persona di cui potevo fidarmi. Ogni giorno pregavo che se avessimo avuto la fortuna di avere un bimbo o una bimba, non assomigliasse a lui. I figli non erano arrivati, ma eravamo stati felici lo stesso. Poi, un giorno, si era presentato a casa con Pinocchio. “Amore, lui è mio figlio” mi aveva detto.
Non gli avevo dato il tempo di dirmi altro. C’erano passate quasi tutte le mie amiche: il marito di mezza età, la ragazza trent’anni più giovane. Non riuscivo a credere fosse capitato anche a me. Me n’ero andata subito. Avevo saputo che il bimbo era rimasto a vivere con lui.
La squinzia dai capelli turchini, la sua fata, se n’era andata per seguire la sua vena artistica. Geppetto mi aveva scritto un mucchio di lettere con una storia assurda: un pezzo di legno che prendeva
vita e diventava un bimbo, il suo bimbo.
Ma chi credeva di prendere in giro?
Non c’eravamo più sentiti, ma, ogni tanto, pensavo a lui e a quanto mi ero sbagliata sul suo conto.
“Doveva credergli signora, doveva fidarsi di lui” sento dire alle mie spalle.
Mi giro. Ci sono molte persone.
“Buongiorno signora Geppetto, posso chiamarla così? Io sono il Grillo Parlante. E loro sono Lucignolo, il Gatto, la Volpe…”.


