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venerdì, Luglio 23, 2021

SEZIONE LETTERARIA: ECCO CHI HA VINTO

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Tutti i vincitori della sezione letteraria, con oltre 62 partecipanti.

Queste sono le motivazioni che hanno portato il presidente della giuria, lo scrittore Sandro Veronesi, a scegliere il mini racconto di Giuseppe Paro, veneto residente a Berlino, come vincitore della sezione letteraria. “La cicala siamo noi italiani. La formica avara è Rutte, l’insetto laborioso, triste e frugale. Ci apre a malapena la porta di casa, per richiudercela in faccia e gozzovigliare della propria dispensa. S’ingozza a tal punto che non respira più. E non riesce neppure a fare un Ruttino, per salvarsi. La cicala italiana passa l’inverno a ingrassare con il cibo della formica ingorda e avara. Finirà anche lei in ospedale. Con un recovery d’urgenza”.

Il secondo e il terzo migliori scrittori bugiardi italiani sono Carlo Banchieri di Livorno e Guido Carretta di Treviso. il premio popolare “Alfredo Bartoli” è finito ad Avezzano nelle mani di Armando Iadeluca. 

PRIMO CLASSIFICATO – BUGIARDINO D’ORO

La cicala e la formica avara

Grigie nubi e freddo il vento forte. La terra bruna era bianca di neve. La cicala affamata in quel gelo, s’aggirava sui campi un tempo verdi. Cercava invano cibo e riparo. Bussò alla porta di una formica.

“Chi va là?” chiese questa con diffidenza.

“Son cicala, fammi entrare te ne prego.”

Appena appena fu aperto l’uscio. Due antenne s’infilaron nel pertugio.

“Che cosa desideri, gaia cicala?”

“Vorrei mangiar qualcosa, buona amica. E vorrei coprirmi, mia cara formica.”

“Temo che qui non ci sia nulla per te, ché le scorte bastano solo per me!”

Chiuse brusca la porta con un sorriso.

La cicala disperata si sedette, la terra dura e gli occhi di pianto.

La formica nel contempo con fervore, s’ingozzava lieta e di buon umore. In casa fra le radici dell’ontano, ripensava ridendo alla cicala.

Con le zampe nere portò alla bocca un pinolo cicciotto e succulento.

“Sciocca e sfaticata d’una cicala! Se sentisse com’è buono il pinolo! Così impara a star tutta l’estate a festeggiare e a bighellonare; senza lavorare, senza risparmiare.”

Rideva di gusto, ma era ingorda. Tal che un morso le rimase bloccato, la gola piena non passava il fiato. Fu inutile rotolarsi a terra. Camminare sulle pareti di casa. Inutile tentar di rigurgitare ché troppo a fondo s’era incastrato.

Passar dalla risata allo spavento, fu una questione d’un solo momento.

Tornò la cicala, bussò alla porta. L’aprì e vide l’animal immobile. Sentì un nodo e le pianse il cuore, le piansero gli occhi di gran dolore. “Ora lo vedi bene amica cara, com’è triste questa vittoria amara”. Asciugò gli occhi pensando a mamma: “Ricorda bimba mia, siamo cicale! Delle formiche a noi poco ci cale!”

Il caldo rifugio è pieno di scorte, con un gran sorriso pensò all’inverno: quell’anno non sarebbe stato eterno.

 

 

PREMIO ALFREDO BARTOLI

La cicala e la formica

 

Un’estate afosa, una cicala sfidando il torrido caldo, cantava stoicamente dal ramo di un albero. Quasi tutti gli animali le erano grati per la piacevole compagnia. Infatti tra le creaturine che la circondavano vi era formica sfaticata, ma talmente sfaticata che era stata cacciata dal suo formicaio. Inoltre questa la formica era anche molto scontrosa e antipatica. Un giorno la formica decise che la povera cicala dovesse diventare l’oggetto del suo sfogo giornaliero: “Ma perché canti tutto il giorno? Mettiti al lavoro e procurati un po’ di cibo per l’inverno”.

“Se non te ne fossi accorta, io sono una cicala e come ben sai, ho vissuto diversi anni nella forma di larva al buio sotto terra e purtroppo avrò solo un’estate di vita nella forma di insetto. Quello che posso fare è donare questa mia breve esistenza a tutte le creature che mi circondano” rispose la cicala.

“Ma come non lo sai?” disse la formica nascondendo un ghigno malvagio “Mentre tu eri sotto terra nella forma di larva, a partire da questa estate le cicale vivranno per anni e anni! Ma perché questo accada devi procurarti una tana sicura e riempirla di cibo!”.

“Davvero? Ma io non ho una tana…” disse la cicala con voce triste.

“Fammi pensare…” fece la formica grattandosi con una zampetta la testina “potremmo fare così: ti trasferisci nella mia tana; io ti offrirò ospitalità gratuita e tu procurerai il cibo”.

“Accidenti sei molto gentile! Mi metto subito al lavoro” rispose la cicala.

La povera cicala lavorò ininterrottamente tutta l’estate, riempiendo di cibo la tana della formica. Ma aimè venne l’autunno, e con i primi freddi la sventurata morì.

Al contrario la formica trascorse un meraviglioso inverno al caldo nella sua tana piena di provviste!

 

 

SECONDO CLASSIFICATO – BUGIARDINO D’ARGENTO

La vera storia della rana e lo scorpione

In una sera d’estate, una piccola Biscia di verde vestita

se ne stava in silenzio, sul fiume, osservando la vita.

Sulle sponde incantate, viveva la Biscia da sempre

tra i colori e i profumi dei fiori, tra canneti e ginestre.

Con gli occhi assopiti, nella quiete perenne del vento

tra le ombre frondose di Giugno ed i sassi d’argento.

Poi, d’un tratto, si accorse con un certo sgomento,

che non era più sola nella quiete del vento.

Una piccola Rana era lì, con quell’elemento…

quel brutto Scorpione, di tutti il tormento!

Vicini alla sponda, Scorpione salì sulla schiena di lei.

“Attenta!”, provò ad avvisarla la Biscia. “Che fai?”

Ma, prima di un lampo, attraversavano il guado.

…chi incontra Scorpione la scampa di rado!

Fece la Biscia a gran voce: “Rana, stai attenta!”

“Se ti punge la schiena sarà morte violenta!”

La piccola Rana nuotava veloce

e, molto impegnata, non sentì alcuna voce.

E mentre Scorpione si apprestava a colpire,

la Biscia gridò con più forza, per farsi sentire.

“Attento a quel Gufo! Attento Scorpione!”,

mentre lui sollevava il suo gran pungiglione.

No, non c’era alcun Gufo che i suoi artigli mostrava

…ma a quelle parole Scorpione tremava!

Si voltò lo Scorpione, d’istinto e di fretta.

“Un Gufo?”, balbettò. “Ma sei matta?”

La Biscia furbetta con lo stratagemma

allo Scorpione fece perder la flemma!

La Rana affannata raggiunse la sponda,

e del nero Scorpione non c’era più l’ombra!

E così lo Scorpione, per paura di un Gufo inventato,

cadde nell’acqua e morì annegato.

Ma che bella è la vita e a volte è assai strana!

Quella sera, divennero amiche la Biscia e la Rana.

 

TERZO CLASSIFICATO – BUGIARDINO DI BRONZO

Dicono, ma io non ci credo

Dicono, ma io non ci credo, che le favole della nostra infanzia non siano altro che delle visioni profetiche del futuro. Che gli autori abbiano voluto, velatamente, rappresentare nei vari personaggi, protagonisti e situazioni del mondo odierno.

Non ci credo.

Prendiamo ad esempio la favola di Pinocchio. Anche ad un attento esame non trovo nessun chiaro riferimento al mondo di oggi.

C’è un tale, chiamato Geppetto (diminutivo di Giuseppi), un uomo mite e tranquillo che si trova, quasi per caso, dentro una storia ben più grande di lui.

A chi si riferisce?

C’è Pinocchio, un discolo toscano dalla testa dura come il legno, grandissimo bugiardo, che riesce sempre a fare il contrario di quel che vorrebbe Geppetto e continua a dirgli: Stai sereno, babbino!

E lui, chi rappresenta?

E Mangiafuoco? Un Venerabile vecchio con la barba, toscano anche lui, grande burattinaio, che tira i fili e muove come vuole tutte le marionette sulla scena, chi rappresenta?

E il Grillo parlante, piccolo animaletto incazzoso, sempre pronto a far la morale, a rimbeccare e a mandare tutti a… quel paese?

E il Gatto e la Volpe, quei due loschi affaristi imbroglioni che inducono Pinocchio ad affidar loro i suoi risparmi per investirli in azioni e farli fruttare a dovere, chi rappresentano? Forse un Ente? Forse, Dio non voglia, una Banca Popolare?

E Lucignolo (diminutivo di Luigino), ragazzetto ignorante, senza arte né parte, che odia i libri e la scuola e sbaglia tutti i congiuntivi?

E l’Omino di burro, più largo che lungo, untuoso, che fa salire tutti sul suo carro (prima gli italiani, però) per portarli al Paese dei Balocchi, lui chi rappresenta?

Mah.

Non vedo nessun riferimento a fatti odierni.

Comunque la favola narra che, alla fine, Pinocchio diventa un bravo bambino che si impegna, non dice più le bugie e non fa più bischerate.

No, no, non ci credo proprio.

 

 

 

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